Mercoledì, 23 Agosto 2017
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BUSINESS NEWS

Il clima e la smart city, un modello da trovare

Parigi2015

La conferenza sul Cambiamento Climatico, che si è aperta a Parigi il 30 novembre 2015, terminerà domani tra il silenzio dei non adetti ai lavori,  come ad esempio di coloro che si occupano del mondo digitale e smart city, dimenticando che le strategie sulle smart cities sono il punto di partenza per ottenere un modello di organizzazione e sviluppo di una città in linea con la riduzione dell'inquinamento da gas nocivi.

In questo contesto di cambiamento climatico,  il modello di smart city deve essere rivisto in favore della sostenibilità ambientale, in funzione dell'organizzazione della vita sociale e economica in cui ci troviamo.

Ad esempio, in Italia, la mobilità intelligente è stata indirizzata su due fronti:

quello della mobilità informata, ovvero avere a disposizione la maggior parte delle informazioni sullo stato della mobilità pubblica e privata, aiutando l'utente a scegliere i migliori mezzi e il migliore percorso da utilizzare per spostarsi; il secondo sui sistemi di supporto all’intermodalità, ovvero avere sistemi intelligenti di pagamento, di car/bike/scooter sharing, di potenziamento del trasporto pubblico non inquinante, di ottimizzazione delle capacità di parcheggio.

Anche se sono stati fatti questi interventi che hanno comunque portato primi benefici in termini di risparmio energetico, di tempo e di inquinamento, tuttavia non sono sufficienti; questo risultato poco soddisfacente è dovuto al fatto che fare degli interventi solo con un impatto “a valle” delle scelte di organizzazione urbanistica e lavorativa, senza intaccare il modello corrente, non frena su quei elementi che contribuiscono negativamente al cambiamento climatico.

Forse, si potrebbe provare a cambiare paradigma, verso la demobilizzazione, affrontando il tema della mobilità sulla base del principio che bisogna creare le condizioni affinché la mobilità non sia più una necessità quotidiana, ma diventi una scelta.

Mitchell, visionario architetto del MIT, che coniò il termine “e-topia” per trattare il tema della riformulazione della città e dell'urbanistica in generale, sulla base della creazione di ambienti virtuali di interazione e di connessioni elettroniche tra edifici e spazi urbani, definì la demobilizzazione come uno dei principi della sua “Città dei bit”. 

Al contrario della mobilità intelligente, la demobilizzazione implica la necessità di abbracciare una visione del territorio e della città chiaramente in discontinuità con l’attuale modello e organicamente incompatibile con una visione “tecnologica” della città intelligente, dove si può pensare che la realizzazione del modello complessivo passi attraverso l’implementazione graduale di diversi sottosistemi di aree, come la mobilità, l'energia, etc. .

In termini di politiche sulle smart city,  la ripresa di iniziative sistemiche, coraggiose e dirompenti su questo fronte, strategico, è diventata urgente.

A fine della conferenza parigina, si spera in una visione di futuro basata, in modo organico, su un nuovo modello di lavoro, di produzione, di urbanistica, di ambiente, di città a misura di tutti, bambini, anziani, persone con disabilità, lavoratori, dove la tecnologia è davvero al servizio del miglioramento della qualità della nostra vita, quindi speriamo che sia possibile trovare un nuovo modello. 

(Fonte: Agenda Digitale)

L'informazione geografica e il geospatial è l'infrastruttura di base per la crescita delle smart cities, in special modo nelle città storiche.

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