Domenica, 17 Dicembre 2017
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Smart City 2.0: l'evoluzione della città verso un'entità pensante

#smartcity2.0

Le smart cities devono evolversi dall'idea di soli centri urbani tecnologici ad entità pensanti che possono auto-adattarsi ed auto-regolarsi.

Vi riportiamo alcuni punti di un articolo redatto da Matt Coetzee in tema di smart city:

"Se le nostre città sono organismi viventi, sono ancora nella fase iniziale della vita; esse non hanno un cervello, ed in molti casi, sono senza anelli di retroazione cognitiva per tutto ciò che accade intorno alle loro regioni. È ironico che la forma più sofistica di vita, l'agglomerato urbano, sia anche poco intelligente. Ma tutto questo sta per cambiare?

L' Internet of Things (IoT), i sensori incorporati nelle infrastrutture "intelligenti" ed i veicoli autonomi, possono far auspicare di introdurre progressi così radicali per il futuro delle nostre città. Se le nostre città sono in procinto di evolversi da qualcosa che sopravvive semplicemente in un entità che può autoregolarsi e di auto-modularsi, quali caratteristiche dobbiamo definire ed avere per le smart cities, per considerarle come "esseri"? Che tipo di intelligenza vogliamo e quali i vantaggi possiamo avere? Come faremo a garantire che la smart city si adatti a quelle migliori caratteristiche per poter crescere e quali dovranno essere eliminate? Queste sono domande critiche a cui bisogna trovare le giuste risposte.

Le smart cities di tutto il mondo hanno diversi livelli di maturità. Nei paesi in rapida urbanizzazione ed in via di sviluppo dove si ha una crescita forte del PIL, si ha quel potenziale per risolvere alcuni dei problemi più recenti di urbanizzazione, come la congestione, la disuguaglianza sociale e l'esposizione ai disastri naturali; infatti, spinti dalle multinazionali tecnologiche come IBM, Microsoft, General Electric, Siemens, Oracle, Google e Cisco, migliaia di miliardi di dollari sono stati versati in questi paesi. Le loro nuove creazioni, come Songdo in Corea del Sud, Masdar negli Emirati Arabi Uniti, la Città di Konza Techno in Kenya, Palava in India, sono viste come meraviglie dell'ingegno. Ma queste meraviglie di città sono davvero "intelligente"? Ora, da oltre 10 anni, Songdo è a malapena il 60 per cento occupata, con gran parte della tecnologia ICT di tipo smart in attesa di essere usata. Masdar è ben al di sotto degli obiettivi green ICT, scollegata dagli agglomerati urbani circostanti e disabitata. Konza è a 37 miglia di distanza da Nairobi, una città vuota. A Palava si richiede ai residenti di essere socialmente esclusivi con "carte d'identità intelligenti."

La dipendenza dalle tecnologie di queste città è impressionante, ma ciò permette di far funzionare la città in modo intelligente? Le tecnologie collegano con intelligenza molti sistemi della città per consentire un'adattamento dinamico, un'ottimizzazione vera ed una centralità dell'utente, ma tutto a beneficio dei residenti?

Per lo stratega urbano americano Boyd Cohen, le città devono evolvere in quel concetto che egli definisce "Smart City 2.0".  Cohen parla di Rio de Janeiro, dove il sindaco ha invitato IBM ad installare un sistema di monitoraggio del fango per fare una diagnosi precoce altamente efficace nelle favelas. Una città davvero intelligente deve essere attiva non solo per diffondere una semplice nota che oggi si è verificata una frana di fango, ma deve saper raccogliere dati sulle cause e gestirli, dirigere i servizi di emergenza quando si verifica un evento straordinario, informare i residenti di unità abitative alternative pronte per far fronte all'emergenza.

Se vogliamo assicurare che le città di domani agiscano in modo attivo oltre ai servizi di base, dobbiamo analizzare alcune questioni in modo più profondo, ovvero su ciò che si potrebbe fare per assicurare che le città si evolvano in modo significativo per rispondere alle situazioni. Lo scopo centrale è che l'evoluzione deve risolvere i problemi e procedere con la vivibilità dei residenti. Come ingegneri, architetti e progettisti, dobbiamo vedere le nostre città come esseri viventi, dove la loro intelligenza è collegata alle funzioni chiave rilevanti. Ogni organismo intelligente richiede una capacità "built-in" per pensare ed è il momento in cui le nostre città hanno raggiunto lo scopo, ovvero sono davvero intelligenti."

(Fonte: Alternet)

L'informazione geografica e il geospatial è l'infrastruttura di base per la crescita delle smart cities, in special modo nelle città storiche.

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