Venerdì, 28 Aprile 2017
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Da un progetto pilota al successo della soluzione

Secondo il recente rapporto stilato dalle società di consulenza ARUP e cedi, la Danimarca potrebbe diventare un paese guida per le città, in grado di offrire le best practices per far diventare le città più intelligenti, efficienti, ecologiche e vivibili.

Negli ultimi anni, il concetto di "smart city" è cresciuto mano a mano anche per rappresentare i benefici urbani guidati dalla tecnologia, i prodotti ed i servizi erogati.  Per i governi nazionali, il concetto di smart city è di interesse perché rappresenta un'opportunità per migliorare le città e per avere accesso in un grande mercato globale, stimato nell'ordine di 1,3 trillioni di dollari e in crescita ogni anno del 17%; i governi nazionali, allo stesso modo, devono anche saper ridurre o eliminare i possibili ostacoli che impediscono ai governi locali di applicare soluzioni smart city nelle città, bloccando anche lo sviluppo di imprese locali, l'esportazione di prodotti e servizi correlati.

In Danimarca, i progetti smart city sono stati realizzati in diverse città, tra le quali ricordiamo Copenaghen, Aarhus, Vejle e Albertslund, ed in ogni caso sono stati definiti dai governi locali in collaborazione con le imprese e il mondo accademico. La Danimarca è un paese capace di integrarsi con l'innovazione: la popolazione è molto attenta ed incline alle tecnologie, i cittadini hanno ampio accesso alle infrastrutture digitali, usano i dati aperti forniti dal governo, le università sono spesso coinvolte nella ricerca di soluzioni in ambito smart city, c'è un record di successi nell'ambito delle energie rinnovabili e tanto altro. Nonostante questo virtuosismo che lascia ben sperare nel valore di realizzazioni che aiutino a crescere l'intelligenza della città, tuttavia emerge un problema di base che non è solo della Danimarca ma di tutti i paesi che investono per sviluppare città intelligenti, ovvero la mancata sostenibilità dei "progetti pilota", gli investimenti successivi, la mancanza di scalabilità dal pilota fino alla città intelligente.

Il rapporto presentato mostra che sono necessari cinque requisiti principali per attuare un'attività diffusa di smart city in un paese, ai quali si deve aggiungere una giusta combinazione di cooperazione, collaborazione e comunicazione interna:

  • Capacità dei Comuni. In Danimarca, i Comuni hanno poteri e finanziamenti per commissionare progetti di smart city, ricevendo il 50% del bilancio pubblico nazionale. Oltre la metà dei Comuni danesi hanno realizzato progetti di città intelligenti, alcuni dei quali hanno ottenuto il riconoscimento globale.
  • Competenze e ricerca. La Danimarca ha persone con competenze digitali avanzate in molti settori, come le energie rinnovabili, l'assistenza sanitaria, e l'illuminazione. Le università hanno investito nella ricerca per sostenere lo sviluppo di soluzioni e conoscenze nel campo della smart city.
  • Accettazione pubblica ed alfabetizzazione digitale. In Danimarca, vi è un ampio accesso alle infrastrutture digitali.
  • La condivisione dei dati. La pubblicazione degli open data del settore pubblico danese per un uso per tutti, per fornire trasparenza politica e stimolare l'attività di business.

Se la Danimarca riuscisse a rafforzare la collaborazione tra tutti i livelli del settore pubblico tramite una strategia nazionale in favore di soluzioni smart city, garantendo sforzi mirati e sistematici a livello nazionale, regionale e comunale, in modo da poter incontrare il potenziale, potrà candidarsi come il paese europeo leader nell'ambito smart city.

(Fonte: Smart City Council)

L'informazione geografica e il geospatial è l'infrastruttura di base per la crescita delle smart cities, in special modo nelle città storiche.

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