Martedì, 17 Ottobre 2017
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Smart City o Dumb City: quali sono le vere sfide per una città intelligente

Smart City e le sfide

Da diverse statistiche ci si rende facilmente conto che per quanto non si prediliga vivere in grandi città, nella maggior parte dei casi questo diventi una necessità.  Evidenti sono i vantaggi nel vivere in aree urbane rispetto ad aree meno accessibili: le città, quindi, svolgono per l'umanità un ruolo centrale, offrendo la possibilità di imparare gli uni dagli altri, faccia a faccia.

Nonostante siano radicalmente cambiati i contesti economici e i modelli produttivi, le città rappresentano sempre l’elemento più vitale dell’economia di una nazione. In genere in ogni paese sviluppato e industrializzato le città rappresentano il vero cuore economico e i luoghi più densamente popolati sono più attraenti per le persone che vogliono condividere la conoscenza. Mentre un tempo i vantaggi erano strettamente connessi alla riduzione di costi di trasporto e di distribuzione oggi le città hanno dei grossi benefici in termini economici dovuti allo scambio di idee, si assiste quindi al passaggio da un’idea di città fondata sul concetto di localizzazione ad una citta incentrata sull’interazione (Batty, 2013).

Le città sono generalmente degli ambienti ‘densi’ (di persone, di infrastrutture, di servizi e di attività economiche) e in tali contesti sono massimi i livelli di interazione, e la capacità di scambiarsi informazioni, conoscenza, modi di vedere e pensare. Una ‘legge geografica’ ci dice che più ridotta è la distanza, e maggiore è il livello di interazione possibile. In ciò, pertanto, le città costituiscono gli ambienti ideali. Ciò è tuttavia spesso messo in discussione dallo ‘sprawl’, o dispersione urbana, ovvero le città come ‘mangiatrici’ di territorio, con una crescita orizzontale e un elevato consumo di suolo, a scapito della densità e della concentrazione, elemento evidenziato in moltissimi contesti, ivi compreso quello delle Megalopoli nordamericane (Gottmann, 1961; 1987; Morrill, 2006).
Ad esempio, entro il 2020 la popolazione urbana cinese diventerà il 60% del totale ed oltre 100 milioni di persone migreranno verso le aree metropolitane o contribuiranno alla creazione di nuovi centri urbani.
Questo fenomeno non si limiterà solo a nazioni nel quale si sta verificando un rapido sviluppo economico come Cina ed India, ma anche in Europa, come evidenzia un rapporto delle Nazioni Unite del 2011 “World Urbanization Prospects”, dove nel 2050 quasi il 90% della popolazione vivrà in aree urbane.
Ovviamente uno stile di vita “urbano” comporta una minore sostenibilità, un maggior consumo di energia, un maggior inquinamento, una maggiore produzione di rifiuti, ecc. Di contro, una maggiore ‘densità’ del vivere urbano comporta maggiori possibilità di controllo delle emissioni, strutture residenziali più efficienti, sistemi di trasporto pubblico più facilmente gestibili rispetto a situazioni distribuite sul territorio.
In Cina nei prossimi anni si realizzeranno 45 aeroporti, spesso realizzati in prossimità (o al servizio) di grandi città; l’80% delle emissioni di CO2 avviene nelle città, e queste aree consumano il 75% dell’energia, e sono il contesto in cui si verifica il 50% delle perdite nell’approvvigionamento idrico.
Si stanno verificando alcune previsioni allarmanti, evidenziate già alla conferenza di Rio de Janeiro del 1992. Già in quel periodo si riscontrava che circa l’80% delle risorse del pianeta erano sfruttate dal 20% della popolazione, ma la crescita economica di paesi come Cina, India, Russia e Brasile, con un elevato numeri di abitanti e con la prospettiva di un crescente numero di consumatori con abitudini simili a quelle dei paesi industrializzati, potrebbe far saltare completamente il bilancio ambientale del pianeta.
Sono necessari, quindi, approcci intelligenti per risparmiare e gestire al meglio risorse economiche e ambientali. Non è possibile riproporre uno sviluppo urbano basato sullo stesso modello che ha governato il processo di urbanizzazione verificatosi a partire dalla rivoluzione industriale fino ai giorni nostri, vorace di suolo e di risorse.
Rispetto a queste problematiche diventa importante analizzare la città non solo cercando localizzazioni ottimali di attività o cercando le migliori teoriche destinazioni d’uso, ma cercando di comprendere le interazioni tra le persone che rappresentano il fondamento logico del vivere e lavorare in città (Batty, 2013).
Si deve quindi passare da un approccio basato sulla pura crescita fisica delle città, ad uno fondato sulla capacità di utilizzare in maniera corretta ed efficiente energia, acqua e altre risorse e di fornire una qualità della vita elevata. In pratica, le città devono diventare molto più intelligenti nel programmare e pianificare la gestione e l’uso delle risorse esistenti, e diventare esse stesse generatrici di risorse, soprattutto tramite la crescita del capitale umano.
Piuttosto che installare nelle città dispositivi elettronici alla rinfusa bisognerebbe fare lo sforzo, ciclopico per le prassi abitualmente adottate nella gestione delle città italiane, di considerare le tecnologie come mezzo e non come fine in un più vasto approccio olistico nella programmazione delle città.

(Fonte: GEOmedia)

L'informazione geografica e il geospatial è l'infrastruttura di base per la crescita delle smart cities, in special modo nelle città storiche.

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