Mercoledì, 24 Maggio 2017
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Smart City o Dumb City: si tratta davvero di smart city?

Tecnologie e Smart City

Uno studio dell’European Samsung Lifestyle Research Lab ha elaborato un Samsung Technomic Index che evidenzia i consumi in tecnologie nelle varie nazioni europee. L’Italia, nonostante la profonda crisi economica, ha i consumi più alti in tecnologie in Europa. La spesa media degli Italiani è di circa 559 euro in prodotti hi-tech, praticamente il doppio dei francesi (223 euro) e inglesi (274 euro) e molto superiore a quella dei tedeschi (323 euro).

In questo scenario dove le tecnologie sono sempre al primo posto della lista dei desideri diventa molto popolare per il decisore riempire le citta di gadget elettronici o appaltare applicazioni per tablet e smartphone, puntando spesso sull’aspetto prevalentemente ludico della tecnologia e solo lateralmente considerandone l’effettiva utilità o la risposta a un’esigenza concreta. Un po’ come accade per i bambini con i videogiochi, i decisori hanno concentrato l’attenzione sulle applicazioni mobili perdendo di vista la città nel suoi insieme, molto spesso lo stesso concetto di città.
Molti termini sono stati adottati negli ultimi decenni per descrivere diversi approcci alla città. Małgorzata Hanzl ("I dieci commandamenti per la città") definisce una sorta di classifica di questi termini in base alla popolarità in questo momento.
Il termine smart è il più popolare in questo periodo ed è adottato in qualsiasi contesto riguardante la città. Si tratta di una sorta di prefisso telefonico da anteporre ad ogni termine o concetto già definito in letteratura. Viene molto di frequente adottato nel linguaggio comune ed in tutti i tipi di pubblicità, un po’ come nei disegni animati dei puffi abbiamo la “puf-foresta”, le “pufbacche” le “puf-fragole” ecc. (Murgante e Borruso, 2014). Allo stesso modo la partecipazione diventa smart partecipation, i trasporti diventano smart mobility e anche triangolo della sostenibilità diventa il triangolo smart. Gli stessi sei assi delle smart city, considerati in una prospettiva di integrazione, spesso descritti come una rivoluzione culturale, non sono altro che la prima lezione di pianificazione urbana. È del tutto evidente che la mobilità ha stretti rapporti con l'economia, le persone, la governance, l’ambiente e la qualità della vita.
Ad esempio, Masdar City considerata uno dei simboli delle città intelligenti progettata da Foster and Partners, è certamente una città pensata in funzione di tutte le precauzioni in termini di risparmio energetico e riduzione delle emissioni. La domanda è: è sostenibile una sorta di città futuristica realizzata nel deserto? Non è da mettere in discussione la qualità e i dettagli del progetto, ma l'idea di base. Anche la Ski Dubai ha molte misure di risparmio energetico, ma non è sicuramente intelligente realizzare un impianto sciistico in uno dei posti più caldi del mondo.
Nell'analizzare tecnologie applicate alla città è fondamentale distinguere se le innovazioni hanno rapporti con l'ambiente urbano o meno. La domanda principale da porsi è: sono queste tecnologie utili per la città o si tratta semplicemente di soluzioni alla ricerca di un problema? Il problema è che non è facile distinguere chiaramente questi due aspetti anche a causa della campagna di comunicazione organizzata dai produttori
di dispositivi e da alcune comodità che diverse applicazioni producono. Secondo Alberto Brandolini “The amount of energy necessary to refute bullshit is an order of magnitude bigger than to produce it”. I principali sforzi nei prossimi anni devono essere concentrati nel distinguere ciò che è bullshit da ciò che è utile per la città.

(Fonte: GEOmedia)

L'informazione geografica e il geospatial è l'infrastruttura di base per la crescita delle smart cities, in special modo nelle città storiche.

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