Mercoledì, 26 Aprile 2017
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Le città dalla prospettiva dei dati degli smartphone

#Smart City

Oggi vi proponiamo un articolo pubblicato su arxiv.org, intitolato "The Death and Life of Great Italian Cities: A Mobile Phone Data Perspective", che introduce un nuovo approccio per la futura pianificazione della città al fine di migliorare la vita della città stessa.

Già nel 1961, il graduale declino di molti centri urbani negli Stati Uniti è stato, allo stesso tempo, oggetto di studio di diversi urbanisti ed attivisti dell'epoca; tra questi, un sociologo, Jane Jacobs, fece un'indagine, diffusa e dettagliata, delle cause di questo declino e pubblicò alcune conclusioni sul tema nel suo libro "Vita e morte delle grandi città". 

Vita e morte delle grandi città è un libro controverso che ha riportato quattro condizioni che sono essenziali per la vita attiva di una città. Le conclusioni poste da Jacobs hanno avuto un forte impatto tanto che le sue idee hanno influenzato in modo significativo sullo sviluppo di molte città moderne come Toronto ed il Greenwich Village di New York. Tuttavia, le sue idee hanno anche attirato alcune critiche a causa della mancanza di prove empiriche. Oggi, grazie al lavoro di Marco De Nadai (Università di Trento) e del suo gruppo di lavoro, è stato possibile sviluppare un modo per raccogliere i dati urbani da usare per testare le condizioni di Jacobs e il loro rapporto con la vita della città. Il nuovo approccio annuncia una nuova era di pianificazione della città in cui i progettisti hanno un modo oggettivo per valutare la vita della città e capire come sia possibile migliorarla.

Nel suo libro, Jacobs sostiene che l'attività "vibrante" di una città può prosperare solo nelle città in cui l'ambiente "fisico", o contesto, è vario. Questa diversità, dice Jacobs, richiede quattro condizioni: la prima è che i quartieri delle città debbano servire per attirare persone con scopi diversi in diversi momenti del giorno e della notte. In secondo luogo, le isole pedonali devono essere di piccole dimensioni ed intersecate tra loro affinchè sia possibile dare ai pedoni molte opportunità di interazione. La terza condizione è che gli edifici debbano essere diversi in termini di età e forma per sostenere un insieme di casa in affitto dai costi sia bassi che alti. Al contrario, una zona fatta solo di nuovi edifici deve essere in grado di attrarre solo le imprese e gli inquilini abbastanza ricchi per sostenere il costo dei nuovi edifici. Infine, un quartiere deve avere una densità sufficiente di persone ed edifici. I critici di questa visione di Jacobs dicono che non ci sono prove per dimostrare che questi fattori sono collegati con la vita attiva di una città, fin quando l'anno scorso un gruppo di scienziati a Seoul, Corea del Sud, ha pubblicato i risultati di uno studio di 10 anni di attività pedonale della città con una risoluzione senza precedenti. Per la prima volta, questo lavoro ha testato con successo le idee di Jacobs.

I dati sono stati raccolti in gran parte attraverso delle indagini pedonali, un processo che richiede tempo, costi, ed è in generale poco pratico nella maggior parte delle città moderne.

Marco De Nadai ed il suo gruppo hanno creato un'alternativa molto più conveniente e veloce che prevede l'uso di una nuova generazione di database di città ed un nuovo modo di utilizzare i social media e gli smartphone.

I nuovi database includono OpenStreetMap, ovvero uno strumento di mappatura basato sulla collaborazione: dati di censimento, che registrano la popolazione e l'uso degli edifici; dati relativi allo sfruttamento dei terreni, attraverso le immagini satellitari che permettono di classificare l'uso del suolo in base alle varie categorie; dati cosidetti "foursquare", che registrano i dettagli geografici in base all'attività personale; infine, le registrazioni dai dati di telefonia mobile che mostrano il numero e la frequenza delle chiamate in una zona.

De Nadai & co hanno raccolto questi dati per sei città in Italia: Roma, Napoli, Firenze, Bologna, Milano e Palermo.

La loro analisi è semplice: il team ha utilizzato l'attività di telefonia mobile come una misura della vitalità urbana, ha usato i dati dell'uso del suolo, dell'attività "foursquare" come misura della diversità urbana. Il loro obiettivo è stato quello di vedere come la vitalità e la diversità sono correlate nelle città studiate.

Milano Roma

I risultati fanno una lettura interessante della situazione: l'uso del suolo è correlato con la vitalità di una città.  La struttura dei quartieri della città è troppo importante. Le città europee tendono a non avere i blocchi di super dimensione che sono presenti nelle città americane, tuttavia la densità di intersezioni varia notevolmente, e questo è un fattore importante: "aree urbane vivaci sono quelle con strade dense, che, di fatto, rallentano le auto ma rendono più facile per pedoni il loro attraversamento".

Jacobs ha sottolineato l'importanza di avere una miscela di vecchi e nuovi edifici per promuovere la vitalità: nelle città italiane, secondo l'articolo di De Nadai, questo apsetto ha meno importanza in quanto gli edifici antichi sono comuni e sono stati attivamente conservati nei secoli; di conseguenza, l'obiettivo di produrre aree miste è meno indispensabile. "Nel contesto italiano, il mescolamento di edifici di epoche diverse, è meno importante rispetto al contesto americano". Il team di De Nadai ha scoperto che un fattore cruciale per la vitalità di una città è la presenza de cosidetti "terzi posti", ovvero luoghi che non sono case (primi posti) o luoghi di lavoro (secondi posti) ma sono i bar, ristoranti, luoghi di culto, centri commerciali, parchi, e così via...,  i luoghi dove la gente si riunisce e socializza. La densità di persone risulta, come detto da Jacobs, è un fattore non trascurabile per il mantenimento della vitalità di una città. 

Questo studio condotto dal gruppo di De Nadai può avere un grande impatto nella pianificazione della città. La mancanza di un approccio "basato sull'evidenza" per la pianificazione di una città, ha portato a numerosi disastri urbani, non ultimo dei quali è stato il declino dei centri urbani negli Stati Uniti nel 1950, 1960, e più tardi.

Questo nuovo approccio potrebbe cambiare la situazione delle città e contribuire a creare spazi vitali e vivaci per milioni di persone in tutto il mondo, spazi anche in quelle città che stiamo definendo e costruendo come smart city.

Da "The Death and Life of Great Italian Cities: A Mobile Phone Data Perspective"di Marco De Nadai, Jacopo Staiano, Roberto Larcher, Nicu Sebe, Daniele Quercia, Bruno Lepri

(Fonte: Arxiv)

L'informazione geografica e il geospatial è l'infrastruttura di base per la crescita delle smart cities, in special modo nelle città storiche.

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