Genova, dal Geoportale al Digital Twin: la città diventa un sistema di dati

Tre visualizzazioni tridimensionali del Geoportale del Comune di Genova
Visualizzazioni 3D del territorio urbano di Genova: modello della città, unità volumetriche e panoramica obliqua. Fonte: Geoportale Comune di Genova.

Un Digital Twin urbano non nasce necessariamente da zero. A Genova è il punto di arrivo di un percorso che parte dai sistemi informativi territoriali, passa attraverso il Geoportale e porta progressivamente dati geografici, modelli 3D e BIM all’interno di un’infrastruttura pensata per conoscere e gestire la città.

Il caso genovese mostra così un aspetto spesso trascurato nel dibattito sulle smart city: prima ancora della rappresentazione tridimensionale, un gemello digitale richiede dati affidabili, interoperabilità e una governance capace di mantenerli nel tempo.

Dal SIT degli anni Ottanta al Geoportale

La storia digitale del territorio genovese precede di molto l’attuale attenzione verso gli Urban Digital Twin. Secondo la ricostruzione pubblicata dal Comune di Genova in occasione della Conferenza ASITA 2022, l’amministrazione iniziò a investire nelle infrastrutture per l’elaborazione geografica già nel 1985, con l’istituzione dell’Ufficio SIT.

Negli anni Novanta arrivò l’elaborazione informatica del Piano Regolatore Generale, mentre intorno al 2000 entrò in funzione il primo Geoportale. Nel 2007 venne sperimentato un portale dei geoservizi e, nel 2016, nell’ambito di un progetto PON Metro, l’infrastruttura informatica del Geoportale fu ricostruita utilizzando software open source.

È una sequenza importante perché mostra come il Digital Twin non sostituisca improvvisamente il GIS comunale: ne rappresenta piuttosto una possibile evoluzione, costruita sulla progressiva organizzazione e integrazione del patrimonio informativo territoriale.

Una piattaforma geografica per molti servizi della città

L’attuale infrastruttura GIS utilizza componenti open source come GeoServer, MapStore, GeoFence e GeoNetwork, integrandoli con sistemi già presenti nell’amministrazione. La documentazione del Comune descrive il Geoportale come il sistema territoriale che collega le banche dati geografiche dell’ente ai servizi web per la visualizzazione cartografica e l’analisi di centinaia di livelli informativi.

I dati territoriali non servono quindi soltanto a costruire mappe. Attraverso il Geoportale vengono gestite informazioni che riguardano, tra gli altri ambiti, protezione civile, zonizzazione acustica, catasto, energia e territorio. GeoSolutions documenta inoltre dashboard dedicate a emergenza neve, strutture turistiche, accessibilità ed energia.

L’architettura combina tecnologie open source con componenti dell’infrastruttura informatica comunale e comprende sistemi di autenticazione e controllo degli accessi. Il risultato è un ambiente nel quale uno stesso patrimonio geografico può essere utilizzato con livelli differenti di accesso e per applicazioni diverse.

Interoperabilità: i dati devono poter uscire dal Geoportale

Un elemento centrale è la disponibilità di geoservizi standard. Il Comune mette a disposizione servizi WMS e WFS che consentono di visualizzare e utilizzare i livelli cartografici anche attraverso software GIS esterni.

Il WMS permette di richiamare le rappresentazioni cartografiche, mentre il WFS consente di accedere direttamente agli oggetti geografici e ai relativi attributi. In questo modo l’informazione territoriale non rimane confinata nell’interfaccia del portale, ma può entrare nei flussi di lavoro di uffici, tecnici e altri sistemi informativi.

È proprio questa capacità di far dialogare dati e applicazioni differenti a costituire una delle basi tecnologiche per l’evoluzione verso un Digital Twin urbano.

Il passaggio dalla mappa alla città tridimensionale

Negli ultimi anni Genova ha progressivamente ampliato il proprio ambiente geografico verso il 3D. Già nel 2023 GeoSolutions presentava il lavoro svolto con il Comune sulle funzionalità tridimensionali di MapStore, indicando Genova come uno dei casi utilizzati per sviluppare strumenti destinati alla gestione e alla valutazione della pianificazione urbana.

Le funzionalità comprendono visualizzazioni 2D e 3D, viste configurabili, misure tridimensionali, gestione e rappresentazione di 3D Tiles e strumenti per adattare i dati geografici al contesto tridimensionale.

Il passaggio è significativo: il territorio non viene più rappresentato soltanto attraverso una successione di livelli bidimensionali, ma può essere esplorato attraverso geometrie e oggetti tridimensionali ai quali associare informazioni.

L’Urban Digital Twin entra nelle competenze del Comune

Oggi il percorso è esplicitamente riconosciuto nell’organizzazione comunale. Tra le competenze dell’Ufficio Sistemi Informativi Territoriali il Comune di Genova indica infatti l’“Urban Digital Twin” della città, specificando l’integrazione degli elementi 3D e del modello BIM insieme ai processi necessari a garantire univocità, qualità del dato e interoperabilità con gli altri sistemi.

È un dettaglio che distingue il progetto da una semplice dimostrazione tecnologica: il gemello digitale viene collocato all’interno delle attività istituzionali legate alla gestione dell’informazione territoriale.

Un Digital Twin non è semplicemente una città in 3D

La distinzione è emersa con particolare chiarezza anche nell’incontro “Digital Twin: esperienze e prospettive”, organizzato a Genova nel settembre 2026. Il confronto ha evidenziato come un gemello digitale non possa essere ridotto alla rappresentazione tridimensionale della città.

Alla base servono una geometria coerente, un inventario degli oggetti rappresentati, dati provenienti dal territorio, collegamenti con altri sistemi e strumenti capaci di navigare e analizzare queste informazioni. A tutto questo si aggiunge un elemento meno visibile ma decisivo: la governance del dato.

Il valore del modello dipende infatti dalla qualità, dall’aggiornamento e dalla responsabilità sui dati che lo alimentano. Senza questi elementi anche la rappresentazione 3D più spettacolare rischia di rimanere una fotografia digitale della città invece di diventare uno strumento operativo.

Dal dato alla decisione

È qui che il caso Genova diventa interessante anche per altre amministrazioni. L’evoluzione non consiste semplicemente nell’aggiungere il 3D a un WebGIS, ma nel mettere progressivamente in relazione informazioni territoriali, sistemi amministrativi e modelli digitali.

Un’infrastruttura di questo tipo può diventare la base sulla quale costruire applicazioni differenti: pianificazione urbanistica, gestione delle infrastrutture, mobilità, manutenzione, protezione civile, energia, ambiente e monitoraggio delle trasformazioni territoriali.

Non tutte queste applicazioni devono necessariamente essere già operative contemporaneamente. Il punto è disporre di un’infrastruttura capace di accogliere dati e casi d’uso diversi senza ricostruire ogni volta da zero il patrimonio informativo della città.

Perché interessa alle PA

Genova suggerisce un percorso pragmatico verso l’Urban Digital Twin. Per un’amministrazione non è indispensabile partire immediatamente da una replica tridimensionale completa della città. Può essere più importante consolidare prima il sistema informativo territoriale, definire responsabilità e qualità dei dati, adottare servizi interoperabili e costruire collegamenti con gli altri sistemi dell’ente.

Il 3D, il BIM e le informazioni dinamiche possono così essere aggiunti progressivamente a una base informativa già organizzata. È un approccio che sposta l’attenzione dalla tecnologia utilizzata per visualizzare il gemello digitale alla capacità dell’amministrazione di governare nel tempo il dato urbano.

Una città digitale che continua a evolvere

Il percorso genovese mostra quindi una continuità tra GIS, infrastruttura di dati territoriali e Digital Twin. Dal SIT avviato negli anni Ottanta al Geoportale open source, dai geoservizi interoperabili alle funzionalità 3D e BIM, ogni fase aggiunge capacità alla precedente.

La lezione più interessante non riguarda una singola piattaforma software. Riguarda piuttosto il metodo: costruire un patrimonio informativo condiviso, mantenerlo interoperabile e trasformarlo progressivamente in uno strumento attraverso il quale leggere, analizzare e gestire la città.

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