Sabato, 21 Ottobre 2017
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Internet of Things e M2M: il mercato del futuro e le problematiche che pone

#Internet of Things

La crescente urbanizzazione a livello globale (si consideri che oggi il 54% della popolazione mondiale e il 73 % della popolazione UE vive in città ed entro il 2050 tali percentuali raggiungeranno rispettivamente il 66% e l’80%) impone di considerare le città come laboratori dove sperimentare misure in grado di generare crescita economica e sviluppo sociale, assicurando nel contempo un ambiente sicuro ed una comunità resiliente.

Non a caso l’Organizzazione delle Nazioni Unite sta attuando, nell’ambito del Millennium Development Goal n. 11, il progetto United Smart Cities, affinchè tutte le città del mondo diventino sostenibili, inclusive, resilienti ai disastri e sicure.  La Smart City appare essere l’unico modello urbano economicamente e socialmente sostenibile, tale da garantire un’elevata qualità della vita dei cittadini, una crescita della competitività delle imprese ed un rafforzamento della capacità istituzionale e di investimento delle amministrazioni in un ambiente sicuro. Tale modello si basa sulla diffusione da un lato di piattaforme tecnologiche e di connettività, in grado di abilitare la creazione di ecosistemi di servizi digitali, e dall’altro sull'IoT (Internet of Things).

La “Internet of Things” è un sistema complesso e che richiede un’ampia governance normativa, regolamentare, tecnologica e di mercato. In tale sistema, sensori incorporati negli oggetti fisici più disparati vengono collegati tramite reti wired e wireless, utilizzando lo stesso protocollo IP. L’enorme quantità di dati generata dai sensori viene utilizzata per specifiche analisi, dalle quali possono derivare nuovi modelli di business e di governance finora inesplorati.

L’irreversibilità dell’evoluzione tecnologica, la possibilità di sviluppo delle imprese e la mole di nuovi servizi, disponibile per i cittadini e per le amministrazioni, sottese dalla IoT, rappresenta un valore rispetto al quale è necessario porsi, però, con il dovuto livello di attenzione, soprattutto perché un’evoluzione destrutturata del mercato, senza una guida adeguata da parte dei Policy makers, potrebbe comportare rischi di vario genere, come tratteremo meglio in seguito.
In particolare bisognerebbe puntare ad uno sviluppo che possa favorire l’interoperabilità di tali servizi ed, in ultima analisi, allo sviluppo di un mercato competitivo: si consideri a titolo esemplificativo la diffusione di software proprietari sviluppati per le “connected cars” che diverse case automobilistiche di spicco hanno implementato nei propri modelli, che inficiano lo sviluppo del mercato, l’ingresso di nuovi player e la libertà di scelta dei consumatori, a svantaggio della competitività dell’intero ecosistema, con un forte rischio di chiusura del mercato, soprattutto per gli attori nazionali. In considerazione di tali rischi e delle prospettive di crescita di tali servizi  si impone la necessità di pensare ad una politica industriale basata su modelli di governance multistakeholder, in cui lo stakeholder pubblico può svolgere un ruolo di facilitatore di estremo rilievo per favorire legislazioni – comunque - market based e competitive.
Si avvierebbe un processo virtuoso con grandi potenzialità di sviluppo non solo per le PMI, per gli operatori Tlc (o OTT), per i car makers ed i produttori dell’indotto, ma in genere per il sistema Paese, in quanto si avrebbe un aumento della produttività e della competitività, migliori servizi per i cittadini, sia in termini di costo che di qualità, accessibilità a servizi avanzati, anche per “soggetti in digital divide”, e maggiore sicurezza.
Tra i servizi appartenenti alla tipologia della “Internet of Things”, un approfondimento specifico meritano i servizi denominati Machine to Machine (M2M), in quanto caratterizzati da alcune peculiarità quali: a) lo scambio automatico dei dati tra i dispositivi e/o applicazioni IP based (quasi sempre), b) nessuno o ridotto intervento umano, e c) il coinvolgimento delle reti fisse e mobili.

Il contesto nel quale i servizi M2M si stanno sviluppando è, però, attualmente di decisa deregolamentazione e se questa può essere un’opportunità da alcuni punti di vista, per i medesimi motivi può essere – come detto -  un rischio, in particolare per aspetti legati a temi quali: 1) la tutela della privacy (o rectius dell’identità personale) con facile accesso ad informazioni che diventano sempre più strategiche per modelli di business real time, con la conseguente necessità di definire anche nuove forme di responsabilità, e 2) la sicurezza sia delle comunicazioni, in modo da evitare danneggiamenti, manipolazioni o distruzioni anche all’insaputa del titolare del dato, che dei prodotti o dei dispositivi, al fine di evitare interruzioni, paralisi o deviazioni, tale per cui diventa indispensabile garantire la sicurezza attraverso una concreta applicazione dei paradigmi e delle strategie basate sull'approccio di privacy and security by design (implementando, cioè, i requisiti di sicurezza sin dalla fase di progettazione del dispositivo), evitando, però, l’adozione di tecniche di cifratura e di anonimizzazione dei dati che hanno l’obiettivo di rendere i dati non più identificabili, sottraendoli in questo modo alla applicabilità della normativa sulla privacy, ma anche, e non da ultimo, la sicurezza nazionale, con la necessità di ripensare (forse) la strategia nazionale sulla cybersecurity, rifuggendo da qualsiasi atteggiamento tecnofobo.

Il mercato dei servizi M2M è previsto essere in forte crescita nei prossimi anni; in particolare la crescita degli apparati M2M, rispetto al mercato totale dei terminali mobili che utilizzano solo connessioni dati, potrà arrivare, su scala mondiale, oltre il 16% nel 2017 con una crescita vicina a 5 volte il livello del 2012. Nel 2024 si stima che oltre 80 miliardi di oggetti saranno connessi, infrastrutture permettendo, e, secondo una ricerca condotta recentemente da una società di consulenza in USA nel calcolo delle nuove utenze mobili la bilancia pende oramai decisamente a favore de dispositivi connessi non-smartphone, con il 69% del totale: se gli smartphone si sono fermati al 31% della torta delle ‘net-adds’, le auto sono arrivate un punto più avanti al 32%, al terzo posto ci sono i tablet (23%) e poi i sistemi M2M (14%). In termini di fatturato si calcola che il mercato mondiale delle soluzioni IoT varrà 147,5 miliardi di dollari entro il 2020 e la spesa in servizi e tecnologie per le comunità intelligenti crescerà del 18% e quella per le strade intelligenti salirà nel 2024 a 5,3 miliardi di dollari.

Se gli obiettivi ed i benefici, perlomeno, appaiono chiari, va osservato che alcuni specifici punti ed alcune tipologie di intervento sono ancora da chiarire e definire, affinché il mercato dei servizi IoT/M2M si ampli e si sviluppi in termini competitivi ed affinchè quelli che sono strumenti di inclusione sociale e superamento del digital divide non determinino, invece, esclusione o declino sociale.

 

L'informazione geografica e il geospatial è l'infrastruttura di base per la crescita delle smart cities, in special modo nelle città storiche.

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