Domenica, 17 Dicembre 2017
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Presentato il Rapporto conclusivo del Terzo Osservatorio Assinform sull'ICT nella PA e in Sanità

#ASSINFORM

La scorsa settimana è stato presentato a Roma il Rapporto conclusivo del 3° Osservatorio Assinform sull'ICT nelle PA e in Sanità; è stata fatta una fotografia della situazione relativa allo stato attuale e alle prospettive dell'innovazione tecnologica della Pubblica Amministrazione. Troppa frammentazione, troppe soluzioni ICT che spesso non dialogano tra loro.

Concentrandosi sulle principali evidenze del Rapporto, il Paese Italia presenta una velocità multipla: non c'è solamente la "questione meridionale" ma anche una vera e propria diversificazione fra Nord Ovest, Nord Est, Centro, Sud e Isole. Situazioni anche in alcuni casi molto diversi fra loro, sia in termini di spesa ICT che di outcomes conseguiti.

L'Osservatorio, la cui attività di ricerca ha visto per la terza volta di fila la collaborazione di NetConsulting Cube e di Netics, rappresenta un momento di sintesi autorevole e ormai arricchito da una serie storica di dati che trae le sue origini dall'ormai lontano 2005, e prende in considerazione l'intero "pianeta PA" (a livello centrale, regionale e locale) e la Sanità pubblica.

"La digitalizzazione della Pubblica Amministrazione è la sfida degli italiani.  Non è una sfida facile, per i vincoli di bilancio e le competenze da mettere in campo. Ma è da raccogliere e da vincere, perché l’innovazione della pubblica amministrazione è essenziale sia per la qualità della vita, sia per avere un contesto utile a fare impresa, formare capitale umano, abbracciare un progetto-paese. Nel 2015 c’è stato un primo passo, ma timido in rapporto ai fabbisogni e ai benefici che l’innovazione può apportare nelle città, nei comuni, nel sud. Resta il fatto che qualcosa si è mosso e che è avvenuto un cambiamento di rotta: non si guarda più all’ICT per digitalizzare una PA immutabile, ma al suo utilizzo per ridisegnarne l’organizzazione e il funzionamento. È a partire da questa nuova sensibilità, già visibile nella Scuola, nella Sanità e in altri ambiti della PA Centrale, che occorre accelerare, concentrandosi  sulle componenti del Piano per la Crescita Digitale a maggiore impatto: rapida diffusione di Spid, sviluppo di altre piattaforme digitali a partire dalla cultura e dal turismo,  valorizzazione del patrimonio dati della PA, e razionalizzazione dei data center ed evoluzione delle applicazioni per abbattere i costi correnti e puntare su nuove modalità di fruizione dell’ICT, a partire dal cloud” – ha affermato Agostino Santoni, presidente Assinform.

Le Regioni, molte delle quali alle prese con conti sempre più complicati soprattutto a causa della dinamica di spesa riconducibile alla sanità, portano i remi in barca e riducono o azzerano in alcuni casi la spesa IT in conto capitale. Idem le ASL e gli enti locali, anche a causa delle limitazioni agli investimenti derivanti dall'adozione di norme sempre più stringenti in tal senso.

Nel 2015, la spesa ICT complessiva (informatica e telecomunicazioni) della PA in tutte le sue componenti infatti è risultata di 5.571 milioni di euro al netto delle spese per il personale e dell’IVA, mostrando una lieve ripresa (+0,5%), dopo anni di calo continuo e costante (-3,6% del 2012, - 2,7% nel 2012 e -1,7% nel 2014). Delle due componenti della spesa ICT, è stata quella dell’informatica a trainare (3.456 milioni, +1,6%), mentre quella in telecomunicazioni è continuata contrarsi per effetto di una pluralità di fattori: dal calo tendenziale delle tariffe, al ricorso alle tecnologie Voip, alla maggiore incidenza su questa componente delle nuove procedure di acquisto.

Pochi soldi, se paragonati ai budget ICT pubblci di Paesi come UK (9 miliardi abbondanti di sterline), Germania e Francia (8 miliardi di Euro circa); infinitamente pochi se paragonati al budget ICT del governo federale USA (abbondantemente sopra ai 20 miliardi di dollari/anno).

Ma anche "spesi male", in molti casi: eccessiva duplicazione progettuale fra Enti, in assenza di una governance orientata alla messa a fattor comune ex ante (co-progettazione) o ex post (riuso); costo considerevole relativo alla manutenzione di un patrimonio applicativo legacy ai limiti dell'obsolescenza; eccessiva frammentazione dell'infrastruttura, con particolare riferimento alle server farm e/o data center presenti in quantità molto più che abbondante lungo tutto lo stivale.

Come giustamente ha sottolineato il DG dell'AgID, Antonio Samaritani, è ora di cominciare a dire un "anche no, grazie" ad eventuali nuovi progetti finalizzati a dar vita a data center comunali o di un singolo ospedale.
Soprattutto, è ora di dire basta allo sviluppo ad-hoc: che senso ha, avere centinaia di software applicativi per la contabilità o per la gestione delle paghe?

Come altrettanto giustamente ha avuto modo di dire l'on. Paolo Coppola, altro esponente di rilievo della community digitale di matrice pubblica oltre che parlamentare notoriamente paladino dell'innovazione, a una "buona spesa" lato compratore deve corrispondere una "ottima execution" lato venditore.

Ultimo punto, fra quelli che possiamo definire gli highlights del rapporto: la ricerca della killer application per SPID, PagoPA e in generale per le piattaforme poste alla base della digital transformation della PA: SPID fa fatica a far breccia in termini di effettiva adozione (e utilizzo) da parte del cittadino.

Anche qui, gli analisti e gli identity provider concordano nel dire che la killer application non può che arrivare dai due ambiti della PA che "davvero" impattano sul cittadino comune: scuola e sanità. Registro scolastico e referti sanitari online saranno con ogni probabilità le vere killer application in grado di far salire di almeno due ordini di grandezza il numero delle identità digitali rilasciate dai provider certificati.

In questo senso, AgID (e i service provider) devono fare un enorme lavoro di promozione di SPID agli isituti scolastici, alle ASL e agli Ospedali prima ancora che al cliente finale. Prima che gli spot pubblicitari in tv, serve una massiccia operazione di marketing nei confronti degli enti interessati e dei loro solution provider, finalizzata all'adozione di SPID e alla contestuale "rottamazione" (anche in ottica di spending review...) dell'identità digitale "fai da te".

(Fonti: ASSINFORM; Agenda Digitale)

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