Domenica, 17 Dicembre 2017
{{#image}}
{{/image}}
{{text}} {{subtext}}

Technology

Fine terza o inizio quarta? La rivoluzione tecnologica italiana è ancora un pulcino!

Italia e la sua rivoluzione tecnologica

La tecnologia di oggi è sempre più in rapida evoluzione ma per parlare di una vera e propria nuova "rivoluzione" di tipo tecnologico, dovremmo avere un "qualcosa o un insieme di cose" che cambino in toto non solo l'industria ma anche la nostra Società.

In breve tempo, circa 200 anni, abbiamo visto essenzialmente all'opera tre grandi rivoluzioni tecnologiche che poi hanno scaturito delle rivoluzioni industriali. Si ricorda la prima, sviluppatasi in Inghilterra alla fine del XVIII secolo, ha visto l’introduzione di macchinari che sfruttavano la forza del vapore e l’utilizzo del carbone (al posto di acqua, vento, lavoro animale) per innovare radicalmente l’industria tessile e metallurgica dell’epoca. La seconda, agli inizi del XIX secolo, ha visto la diffusione dell’energia elettrica e l’avvento dei concetti di standardizzazione e specializzazione del lavoro che hanno portato alla produzione di massa. La terza, iniziata sul finire degli anni 60 del secolo scorso, ha visto l’introduzione dei primi dispositivi elettronici programmabili (PLC) a supporto dell’automazione dei mezzi di produzione e, di pari passo, l’avvento dei computer nella gestione delle fabbriche e nella progettazione di prodotto.

Queste rivoluzioni, quindi, hanno portato dei cambiamenti non solo a livello industriale ma anche nelle nostre società, trasformando le nostre abitudini, il lavoro, generando nuovi equilibri e modelli di vita.

Con le ultime novità tecnologiche, con lo sviluppo di piattaforme con standard sempre di più accessibili, con la larga diffusione del web e dell'uso di internet anche nei settori non digitalizzati, tra le persone non native digitali e tanto altro, forse stiamo assistendo all'inizio della quarta rivoluzione tecnologica che ha come base due elementi: "internet" con tutte le sue accezioni e la "trasformazione digitale".

Vi riportiamo alcune indicazioni rilasciate dall'Osservatorio Smart Manufacturing del Politecnico di Milano (II Edizione) per comprendere le chiavi di lettura di questo inizio di trasformazione, di come l'industria italiana possa essere pronta in questa fase:

Il termine Industrie 4.0 (spesso nel più universale Industry 4.0) fu usato per la prima volta nel 2011 dalla National Academy of Science and Engineering (Acatech) ed individua un’iniziativa del governo Tedesco che ha l’obiettivo di definire e implementare una strategia di digitalizzazione della manifattura nazionale, da realizzarsi attraverso progetti di innovazione e quindi di trasferimento tecnologico, su un orizzonte di 10-15 anni, per consegnare all’industria manifatturiera tedesca la leadership nei successivi decenni.  I tratti essenziali del programma sono:

Chiave di lettura tecnologica. Al centro di Industrie 4.0 vi è il concetto di Cyber Physical System (CPS), ottenuto attraverso la sensorizzazione (Industrial IoT) dell’impianto (e del suo contesto operativo) e la costruzione di un “modello” che lo virtualizzi e consenta di monitorarlo, simularne il comportamento da solo o inseriti in un sistema più complesso per infine controllarlo in modo automatico verso determinati obiettivi. 

Organizzazioni partecipanti. Sfruttando la forza del proprio ecosistema di ricerca ed industriale, il programma tedesco coinvolge sia aziende fornitrici di automazione (Siemens, Bosch, Festo, etc., a loro volta grandi aziende manifatturiere), sia aziende ICT (SAP, ESG) sia i grandi nomi dell’industria automobilistica e di processo, nonché i centri di ricerca nazionali (Acatech, Fraunhofer Institute, etc.), senza dimenticare le principali associazioni industriali e sindacali del paese, attraverso una piattaforma di condivisione grazie a cui i risultati conseguiti nelle fasi di ricerca e sviluppo trovano rapido trasferimento nei contesti di effettivo utilizzo.

Governance e finanziamenti. Industrie 4.0 prevede un forte coordinamento centrale, affidato ad uno Steering Committee, responsabile di definire le strategie ed indirizzare i singoli gruppi di lavoro. Lo Steering Committee è poi supportato da uno Scientific Advisory Committee, con figure di spicco provenienti dal mondo accademico, manifatturiero ed IT e da un Governing Board, che supervisiona la definizione della strategia e le attività pubbliche (e.g. incontri con il policy maker ed i media (cfr. Figura allegata, se si può inserire). Secondo le informazioni pubblicamente accessibili, ad oggi il programma Industrie 4.0 ha ricevuto finanziamenti non inferiori a 200 mln di euro.

L’ Advanced Manufacturing Partnership (AMP) nasce negli Stati Uniti nel 2011, a sugellare l’impegno dell’esecutivo Obama per la reindustrializzazione del paese. L‘AMP unisce, come già nel caso tedesco, imprese industriali, grandi nomi dell’ICT oltre a centri di ricerca e università, con l’obiettivo di innovare la manifattura per restituirle centralità dal punto di vista della capacità occupazionale, dal momento che i grandi campioni digitali americani hanno sì creato ricchezza e la nuova economia digitale, ma con riscontri più modesti sotto il profilo dei posti di lavoro. I tratti essenziali del programma americano sono:

Chiave di lettura tecnologica. La lettura americana è rivolta alla creazione di una “Smart Manufacturing Platform”: basata su un approccio standard e collaborativo, questa piattaforma consentirà di integrare dati e processi manifatturieri sia interni al singolo impianto (per analisi, misura e simulazione) sia esterni, così da consentire di integrare ed orchestrare i set processi di business di tutte le imprese coinvolte nella value chain. L’enfasi è quindi posta sull’integrazione tra sistemi, lasciando un poco in secondo piano le tecnologie che operano sul processo produttivo.

Organizzazioni partecipanti. anche gli Stati Uniti vantano un ecosistema industriale d’eccellenza, in termini di imprese fornitrici di tecnologia (GE, Rockwell Automation, Moog), ICT (Cisco, HP, Intel, IBM), sia in termini di aziende manifatturiere (P&G, Caterpillar, GM, etc.) e di centri di ricerca. Se tutto l’ecosistema è ugualmente interessato, nel caso americano l’enfasi è data alle grandi imprese ICT, per creare quella piattaforma, in teoria aperta ed interoperabile tra le varie industrie, che consenta davvero di rendere tangibile l’integrazione tra risorse fisiche ed informative alla base della quarta rivoluzione industriale;

Governance e finanziamenti. rispetto al caso tedesco, l’approccio statunitense vede una presenza molto meno forte del governo centrale. Così nel 2013 l’AMP ha creato diversi Manufacturing Innovation Institutes (MIIs) che, basati su partnership pubblico-private, sono quelli che poi lavorano su specifici temi di sviluppo e trasferimento tecnologico. Il modus operandi americano lascia maggiore spazio anche ad iniziative ancillari, come la Smart Manufacturing Leadership Coalition (SMLC). Secondo le informazioni pubblicamente accessibili, il governo federale USA ha contributo con circa 70 mln di dollari, a cui si aggiunge però una forte capacità di raccolta locale e di autofinanziamento: ad esempio, il Digital Manufacturing and Design Innovation Institute (DMDII), uno dei numerosi MIIs, ha raccolto da solo oltre 200 mln di dollari.

Come evidente, pur sempre parlando di quarta rivoluzione industriale e pur con molte similitudini di fondo, questi due paradigmi differiscono sensibilmente nella chiave di lettura tecnologica, negli attori alla guida della trasformazione e nel modello di governance.

All’Italia, seconda manifattura d’Europa e tra le prime dieci al mondo, manca ancora un programma governativo nazionale: una grave mancanza a cui, in breve tempo, si dovrebbe porre rimedio; si dovrà procedere con una valutazione attenta dei punti di forza e di debolezza del nostro tessuto industriale, delle sue caratteristiche dimensionali ed anche territoriali, dalla disamina dalle capacità del nostro management e dalla analisi delle eccellenze dell’ecosistema nazionale (imprese industriali, produttori di macchinari, enti di ricerca).

Quale che sia il programma Italiano, su due aspetti non ci potrà e dovrà essere alcuna differenza rispetto ai programmi “capostipite” (quello tedesco e quello americano). Il primo di questi è l’ammontare di finanziamenti pubblici stanziati, davvero ingenti nei due casi (anche solo nei numeri pubblicamente dichiarati, forse non la totalità) ed inseriti in un piano di lavoro pluriennale che include cicli di sviluppo e trasferimento. L’Italia non potrà fare la quarta rivoluzione industriale “a saldo zero”: sono troppi anni che il nostro Paese non investe in innovazione, ed i risultati in termini di incremento della produttività sono sotto gli occhi di tutti.

Il secondo aspetto, anch’esso del tutto comune ai programmi tedesco e americano, è saper approfittare del programma (e della discontinuità epocale rappresentata dalla quarta rivoluzione industriale) per creare una forte campagna di “marketing”, interno ed esterno, della capacità manifatturiera del nostro paese, del suo tradizionale “made in Italy”, e del nuovo  “digitally” made in Italy. “Industry 4.0” e “Advanced Manufacturing” sono prima di tutto “marchi commerciali” dei rispettivi paesi: anche l’Italia (nella forma, oltre che nella sostanza) dovrà creare il suo.

(Fonte: Agenda Digitale)

L'informazione geografica e il geospatial è l'infrastruttura di base per la crescita delle smart cities, in special modo nelle città storiche.

Newsletter

Sottoscrivi la nostra newsletter. Non perdere alcuna notizia.

Non facciamo spam!

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Approvo

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Approvo