Mercoledì, 18 Ottobre 2017
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Le problematiche regolamentari più rilevanti per il settore delle comunicazioni

#Comunicazione

Oltre alle problematiche generali elencate nel precedente articolo "Internet of Things e M2M: il mercato del futuro e le problematiche che pone" legate alla privacy ed alla sicurezza, la disponibilità delle infrastrutture e cioè la creazione di una rete in grado di soddisfare appieno i requisiti richiesti in ambito di connettività, quali accesso, capillarità, capacità e qualità, costituisce la precondizione per il pieno sviluppo della IoT, insieme alla "Crescita Digitale” che mira a superare non tanto (non solo) il gap infrastrutturale, quanto quello socio-culturale, e cioè la bassa adozione (e conoscenza) dei servizi digitali da parte della cittadinanza, comprese le imprese.

La fornitura dei servizi M2M, in particolare, solleva alcune problematiche regolamentari specifiche del settore delle comunicazioni elettroniche tra cui:

  • il possibile utilizzo di archi di numerazione esistenti con uso di Dual IMSI o IMSI (International Mobile Subscription Identity) extraterritoriali o stranieri;
  • il possibile uso di nuovi archi specificatamente per tali servizi o di numerazioni sovranazionali per i cd global services di cui alla Raccomandazione ITU E.164, da assegnare anche a soggetti non autorizzati come operatori di comunicazione o autorizzati al di fuori del territorio nazionale;
  • l’individuazione di risorse spettrali dedicate (licenziate e non) o l’utilizzo dello spettro licenziato su base condivisa (LSA – Licensed Shared Access);
  • l’utilizzo in roaming permanente sul territorio nazionale di numerazioni assegnate ad un altro operatore in un’altra Nazione;
  • l’individuazione delle modalità e degli obblighi di fornitura delle informazioni sulla localizzazione del device e l’eventuale autenticazione dell’utente;
  • l’utilizzabilità di SIM embedded o sostituibili dall’utente per garantire la portabilità dei device;
  • il passaggio al Protocollo IPV6 anche se la transizione all’IPV6 è un processo, seppur obbligatorio, complesso e di scala sovranazionale, i cui tempi dipendono da un ecosistema che comprende soggetti diversificati, come fornitori di contenuti, fornitori di servizi web, carrier di connettività IP, operatori di reti e fornitori di apparati terminali, oltre che condizionato dalle scelte degli utenti. Peraltro,  forse, è utile sottolineare che gli operatori di comunicazione non hanno controllo sulla transizione e che il collo di bottiglia è rappresentato soprattutto dai dispositivi, in quanto la transizione dall’IPV4 all’IPV6 non è una mera scelta tecnologica dell’operatore di comunicazione, ma è la conseguenza delle scelte di un intero comparto, la cui funzionalità viene assicurata dalla convergenza dell’intero sistema verso la nuova tecnologia.

Alcuni di tali temi sono discussi da tempo in seno alle autorità competenti ed alcuni sono stati ripresi recentemente dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che con la delibera 43/16/CIR ha avviato una consultazione pubblica concernente la modifica e l’integrazione del Piano di numerazione, con riferimento ai servizi M2M. Ma forse bisognerebbe fare di più, in modo più strutturato e sinergico.

 

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