Venerdì, 28 Aprile 2017
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La IoT sicura per l’Urban Security (e non solo)

#IoT - Urban Security

A fronte degli indubbi benefici che potranno essere portati dall’introduzione di sistemi ed applicazioni dell'Internet of Things (IoT) è prevedibile che le innovazioni conseguenti a tale introduzione potranno determinare mutazioni significative dei modelli di business, di mercato, delle politiche sociali tradizionali e, quindi, che tutte queste modifiche possano avere anche implicazioni etiche e giuridiche inesplorate, ma anche costituire – come detto - nuovi fattori di minaccia alla sicurezza, ove per sicurezza deve intendersi non solo la sicurezza personale, ma anche la sicurezza sociale e nazionale.

La sicurezza è un punto focale nello sviluppo della IoT, ma potrebbe nascondere anche numerose insidie. Da qui l’esigenza di essere preparati non solo sul piano degli standard tecnici applicabili, ma soprattutto sul piano normativo/regolamentare in un quadro sinergico che consenta di affrontare adeguatamente le sfide che lo sviluppo dei servizi IoT ci (im)pone ed in cui il ruolo del Regolatore è focale.
Una delle principali situazioni in cui le tecnologie dell’Internet of Things avranno, nel breve periodo, una particolare rilevanza sono - come detto - le Smart Cities, ove si impone la necessità di policy che assicurino elevati standard di sicurezza delle reti, dei sistemi informatici, dei dispositivi e delle applicazioni che sono alla base degli ecosistemi di servizi digitali su cui esse si basano. Il cambiamento delle città in senso "Smart" richiede, infatti, che le informazioni sulle quali si basano i servizi, già di per sé a volte molto sensibili, siano raccolte e trattate con riservatezza ed integrità. Gli standard di sicurezza che devono connotare servizi e dispositivi diffusi all’interno dell’Internet of Things devono essere tali da contrastare l’evenienza che essi siano interrotti, corrotti o addirittura deviati, causando gravissimi danni alle persone, alla tutela della vita privata e delle attività economiche, ed in definitiva all’immagine stessa di tutte le iniziative volte a realizzare delle Smart Cities.           

Il fattore abilitatore del modello Smart Cities sono, infatti, le tecnologie ICT, in quanto capaci di teleacquisire grandi quantitativi di dati, elaborarli in tempi brevi e creare quella piattaforma informativa, aperta e condivisa, indispensabile per i decisori istituzionali. Ma affinchè questa mole di dati possa essere processata intelligentemente e si possano evitare pericolose deviazioni, il contesto in cui si opera deve essere per l’appunto assolutamente sicuro, considerando le sue articolazioni e la marcata interdipendenza settoriale, tra attori pubblici e privati, tra amministrazioni centrali e locali, tra interessi che possono essere o apparire confliggenti, ma che vanno gestiti attraverso un forte controllo del percorso di avvicinamento di tutti i soggetti pubblici, ed a cascata di quelli privati da coinvolgere nella fase attuativa, al rispetto di stringenti paradigmi tecnici ed amministrativi per l’attuazione di un sicuro e sostenibile modello di Smart Cities.
Altro punto cardine per lo sviluppo di un sicuro e sostenibile modello di Smart Cities è un confronto permanente con la società civile nel solo nella fase di acquisizione dei bisogni, ma anche nella fase di traduzione degli stessi in requisiti e nella fase di monitoraggio dell’efficacia degli interventi previsti per il loro soddisfacimento. Bisognerebbe iniziare a considerare la civic partecipation come forma di prevenzione dei problemi, fonte di conoscenza e strumento d’azione, partendo da una nuova idea di cittadinanza, affinchè la disponibilità di informazioni e conoscenza possa sviluppare nel singolo soggetto maggiore consapevolezza ed un ruolo maggiormente attivo sul piano sociale in una visione utente-centrica, che presuppone, però, il superamento di un divario digitale non solo infrastrutturale, ma soprattutto socio-culturale.
Bisognerebbe in realtà iniziare a pensare ed operare in un’ottica di "Smart community", perché non si tratta solo di industria, imprese, startup ed amministrazioni, i protagonisti di questo fenomeno sono i gruppi o le comunità di cittadini e delle organizzazioni territoriali pubbliche e private che investono tempo e risorse per lo sviluppo intelligente della città in tema di ambiente, inquinamento, edilizia, mobilità, servizi, salute, assistenza alle categorie più vulnerabili, e creare così un movimento che va a sostenere la domanda di nuove tecnologie e nuovi servizi, stimolando di conseguenza gli investimenti nei vari segmenti della smart city.
Per il raggiungimento di tale obiettivo una delle principali criticità, da risolvere ex ante, è evidentemente quella delle digital skills, cioè del miglioramento, dell’omogeneizzazione della conoscenza e soprattutto della possibilità di insediare, all’interno delle strutture organizzative dei soggetti pubblici coinvolti nel processo, nuclei stabili di competenze che, integrando le informazioni, siano in grado di generare "intelligenza". Come spesso viene detto oramai "Non bisogna fermarsi alle città intelligenti perché l'obiettivo è quello di creare comunità e territori digitali".
In tal modo una città intelligente diventa anche una città sicura, ove per sicurezza deve intendersi non solo la sicurezza personale, ma anche la sicurezza sociale, la sicurezza delle infrastrutture (fisiche ed informatiche). Se (forse) è di più immediata percezione ed evidenza quanto le tecnologie avanzate possano coadiuvare nella prevenzione e nella repressione dei fenomeni di illegalità e delle situazioni che creano allarme sociale, soprattutto considerando che negli ultimi anni sono in aumento i reati contro il patrimonio e conseguentemente il senso di insicurezza della popolazione, in particolare di certe fasce di età e di sesso (come donne ed anziani), in tema di sorveglianza del territorio l’obiettivo deve essere trasformare il modello repressivo in un modello preventivo, capace di anticipare alcune tipologie di avvenimenti.
È bene anche evidenziare quanto le tecnologie possano essere d’ausilio sia in tema di riduzione dei danni alle infrastrutture viarie (e, quindi, in tema di sicurezza stradale), che in tema di riduzione dei danni all’ambiente, sia che essi siano riconducibili ad eventi climatici, sia che siano riconducibili all’azione o all’inerzia dell’uomo, monitorando ad esempio le perdite degli acquedotti e riducendo gli sprechi di acqua, secondo logiche che potranno far riferimento alle condizioni meteo o al tipo di conducibilità del terreno o all’umidità nell’aria.
L’asfalto che "mangia" le emissioni di anidride carbonica o i marciapiedi ricoperti da pellicola fotovoltaica sono solo esempi delle possibilità offerte dalla tecnologie ma la sola tecnologia, senza politiche nazionali e internazionali che la promuovano, non basta. Già oggi, in alcuni casi, la sicurezza dell’ambiente passa attraverso reti di sensori che consentono di prevenire e gestire i rischi geoidrogeologici e di erosione costiera, i fenomeni alluvionali, le frane e gli incendi, avvenimenti decuplicatisi in scenari di repentino cambiamento climatico che potrebbero/dovrebbero essere affrontati anche attraverso meccanismi di allerta precoce, come nel caso di acqua alta nella città di Venezia.

L'informazione geografica e il geospatial è l'infrastruttura di base per la crescita delle smart cities, in special modo nelle città storiche.

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